Normandia
Nazione d'Europa

Nostra intervista a Didier Patte,
leader storico
del Movimento autonomista

Normandie
Nation d'Europe

Notre interview de Didier Patte,
leader historique
du Mouvement autonomiste

Il risveglio politico-culturale delle "nazioni proibite", in atto in tutto il mondo e in Europa in particolare, porta sempre più alla ribalta movimenti politici che, anche senza essere sotto i riflettori dell'attenzione internazionale, si battono da tempo e con coraggio a favore dei diritti dei popoli senza Stato.

E il caso, per esempio, della Normandia. Abbiamo incontrato Didier Patte, figura emblematica del Movimento della Normandia, del quale è il presidente sin dal tempo della sua fondzione, avenuta nel 1969. spalle da vichingo e capelli brizzolati, porta molto bene le sue 56 primavere. Docente di Storia in un Istituto universitario di Rouen, in Alla Normandia, è inoltre membro del Consiglio economico e sociale della Regione.

Nel 1976 fu arrestato su mandato di un giudice di Rennes, al tempo del Flb-Arb, il movimento indipendentista clandestino bretone, in occasione del transito di un carico d'Armi per il porto di Le Havre. La polizia francese era persuasa che il Movimento normanno servisse da base di appoggio all'organizzazione clandestina bretone.

Oggi Didier Patte è alla testa di una formazione che vanta ben otto parlamentari e un presidente delle Regione, da pocco scomparson. il suo sogno è fondare una università privata per lo studio delle lingue minoritarie della Francia.

"Dopo essere stato il co-fondatore, nel 1969, del Movimento della Normandia - racconta Didier Patte - non ho cessato un solo istande di battermi a livello politico all'interno di questo movimento. Ritengo che esso sia la grande impresa della mia vita"

"Quali sono le origini del movimento ?"

"Sono legate a un avvenimento storico recente: la divisione della Normandia in due regioni administrative. È stato un errore squalido : lo Stato francese ha spaccato arbitrariamente il nostro Paese in due regioni artificiali che non sono vitali. Dal momento della divisionne, infatti, la nostra regione, considerata potenzialmente una delle più riche di tutta la Francia, sta continuando ad andare sempre più in rovina. Il problema è stato posto in quel momento esatto, e da quel momento non abbiamo smesso un attimo di rivendicare una riunificazione che oggi appare ormai ineludibile e indispensabile alla maggior parte degli eletti nella nostra lista"

"All'estero sono molto conosciutti i movimenti corsi e baschi, a causa delle loro bombe. È conosciuto anche il movimento bretone per la sua storia e i suoi aspetti culturali. Meno conosciuto è il movimento della Normandia. Come vi caratterizzate ? Siete regionalisti, autonomisti o federalisti ? Oppure un po' di tutte le tre cose insieme ?"

"Un po' di tutto, in effeti. ma noi non siamo separatisti, poiché ci consideriamo tra i populi fondatori della Francia. Al nostro interno vi sono tendenze diverse : autonomista, federalista europea... Ma voglio sottolineare che non siamo assolutamente dei fuorilegge. Noi non utilizziamo mai la violenza terrorista. È una delle ragioni per il fatto che non si parla molto di noi. Ma noi abbiamo i nostri rapporti all'estero, in particolare con l'Europa del Nord. Abbiamo assistito diverse volte alle Conferenza sull'Europa delle Regioni a Copenhagen. Noi siamo figli del mare. Nostre comunità del mare. Nostre comunità esistono anche nel Quebec e nelle Isole britanniche, poiché avevamo conquistato l'Inghilterra. Per noi, Parigi e Londra sono i due poli entro i quali si muovono tutti i rapporti della geopolitica della Normandia".

"Il vostro movimento propone una scelta di tipo di società ?"

"Noi siamo molto attaccati al principio di sussidiaretà, mal all'esplicita condizione che siano le regioni o i popoli ad accettare essi stessi di trasferire alcune competenze al livello federale, mentre nel trattato di Maastricht la sussidiaretà viene decreta dall'alto. È il contrario del vero federalismo. Questa concezione di sussidiarietà rappresenta l'unico futuro della democrazia in Europa occidentale. E il solo tipo di equilibrio che oggi valga la pena di essere ricercato. Un equilibrio tra differenti poteri."

"Secondo lei, esiste un modello federale ideale ?"

A ciascuna nazione si addice un modello diverso. Non esistono sistemi ideali. in un dato momento si può concepire un po' più o un po' meno federalismo, per certe questioni corze per esempio, il programma delle grandi linee ferroviairie. Parlando della cultura e dell'educazione, mi pare ideale il sistema adottato òao cantoni svizzeri. Oggi provo ammirazione per il sistema impiantato in Catalogna, ma questo modello non e per il momento trasportabile in Normandia. Quello che sta accadendo nell'Italia del Nord o in Savoia con a Ligue Savoisienne è formidabile, ma per il momento non è nemmento immaginabile qui da noi".

"Che cosa pensa del movimento politico e culturale che oggi anima la Padania ?"

"Ha perfettamente ragione a dire che si tratta di un movimento al tempo stesso politico e culturale. Le due caratteristiche sono indissociabili. La Lega Nord, naturalmente, ha tutta la mia simpatia. È un esempio per tutti i movimenti autonomisti e identitari d'Europa e può divenire il motore della futura Europa federale".

"Perché si abbia vero federalismo devono essere le regioni e i popoli a trasferire verso l'alto il potere. Solo cosi si può garantire all'Europa un vero futuro di democrazia"

Traduzione : Danielle Gigante

Le réveil politico-culturel des "nations-prohibées" qui se manifeste dans le monde, en général, et en Europe en particulier, semble porter un plus au renversement des mouvements politiques, qui, sans être sous les projecteurs de l'attention internationale, se battent en permanence et avec courage en faveur des droits des peuples sans États.

C'est le cas, par exemple, de la Normandie. Nous avons rencontré Didier Patte, figure emblématique du Mouvement Normand - dont il est le président depuis sa fondation en 1969. Carrure de viking, cheveux grisonnants, il porte beau ses 56 ans. Professeur d'histoire en institut universitaire à Rouen, en "haute"-Normandie, il est également membre du Conseil Économique et Social de cette région.

En 1976, il fut arrêté sur un mandat d'un juge de Rennes, à l'époque du FLB-ARB - le mouvement indépendantiste breton - au sujet d'un transit d'armes par le port du Havre. La police française était persuadée que le Mouvement Normand servait de base d'approvisionnement à l'organisation clandestine bretonne.

Aujourd'hui, Didier Patte est à la tête d'une formation qui compte huit parlementaires, un président de région et qui a peu de chance de disparaître. Son rêve est de fonder une université privée pour étudier les langues minoritaires françaises.

"Depuis que je fus le fondateur en 1969 du Mouvement Normand, raconte Didier Patte, je n'ai jamais cessé un seul instant de me battre pour maintenir le combat politique à l'intérieur du Mouvement . J'estime que c'est là la grande entreprise de ma vie".

"Quelles sont les origines du Mouvement ?"

Il est lié à un événement historique récent, la division de la Normandie en deux régions administratives. Ce fut une erreur misérable. L'État français a coupé arbitrairement notre pays en deux régions artificielles qui ne sont pas viables. Depuis sa division, en effet, notre région, considérée potentiellement comme l'une des plus riches de France, court inexorablement à sa ruine. Cette division est le point de départ depuis lequel nous n'avons cessé de revendiquer une réunification qui apparaît désormais, aujourd'hui, inéluctable et indispensable à la majeure partie des élus de notre organisation".

"À l'étranger, les mouvements basque et corse sont connus pour leurs bombes. Le mouvement breton est également connu pour son histoire et ses aspects culturels. Moins connu est le Mouvement Normand. Comment vous caractériseriez-vous ? Êtes-vous régionalistes, autonomistes ou fédéralistes ? À moins que vous ne soyez un peu tout cela ?"

"En fait, nous sommes un peu tout cela en même temps. Mais nous, nous ne sommes pas séparatistes parce que nous nous considérons comme l'un des peuples fondateurs de la France. Nos rangs se partagent entre des tendances diverses, autonomistes ou fédéralistes européens. Mais je veux souligner que nous ne sommes absolument pas des hors-la-loi. Nous n'utilisons jamais la violence terroriste. C'est une des raisons pour laquelle notre région ne fait jamais parler d'elle. Mais nous ne sommes pas sans relation avec l'étranger, l'Europe du Nord notamment. Nous avons assisté plusieurs fois aux Conférences sur l'Europe des Régions, à Copenhague. Nous sommes les fils de la Scandinavie, nous sommes les fils de la mer. Notre communauté existe aussi bien au Québec que sur les îles Britanniques, puisque nous avons conquis l'Angleterre. Pour nous, Paris et Londres sont deux pôles entre lesquels se nouent tous les rapports de la géopolitique normande".

"Votre mouvement propose un choix de société ?"

"Nous sommes très attachés au principe de subsidiarité, mais à l'explicite condition que les régions et les peuples soient à même de transférer chaque compétence au niveau fédéral, ce qui n'est absolument pas le cas avec le Traité de Maastricht où la subsidiarité est décidée d'en haut. Notre conception de la subsidiarité représente l'unique avenir de la démocratie en Europe occidentale. C'est le seul équilibre qui, aujourd'hui, vaille la peine d'être recherché. Un équilibre entre les différents pouvoirs".

"Selon vous, existe-t-il un modèle fédéral ?"

"A chaque nation, correspond un modèle différent. Il n'existe pas de système idéal. Pour une question donnée, on peut envisager une dose plus ou moins importante de fédéralisme, comme, par exemple, pour le programme des grandes lignes ferroviaires, sur la question de la culture et de l'éducation, me parait idéal sur le système adaptable des cantons suisses. Aujourd'hui, nous éprouvons une admiration pour le système implanté en Catalogne, mais il n'est actuellement pas adaptable en Normandie. Ce qui est arrivé en Italie du Nord ou en Savoie, avec la Ligue Savoisienne, est formidable, mais pour le moment, c'est impensable chez nous".

"Que pensez vous du mouvement politique et culturel qui est né en Padanie ?"

"Il a parfaitement raison de se qualifier de mouvement politique et culturel. Les deux caractéristiques sont indissociables. La Lega Nord a naturellement toute notre sympathie. C'est un exemple pour tous les mouvements autonomistes et identitaires en Europe et il peut devenir le moteur de la future Europe fédérale".

"C'est pourquoi, nous devons voir, si nous avons un vrai fédéralisme, les régions et les peuples transférer eux-mêmes le pouvoir vers le haut. C'est seulement ainsi que nous pourrons garantir à l'Europe une véritable démocratie."

Thierry Jigourel - La Padania, samedi 22 février 1997

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